Paolo Zuf, fotografie che sembrano dipinti

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La vera arte non ha confini è mi è sempre piaciuto trovare dimostrazione di questa affermazione nella contaminazione dei generi, quella dove non si cerca il sensazionalismo a tutti i costi, ma semplicemente la via più espressiva per comunicare. Lo sa bene il fotografo Paolo Marangi, in arte Paolo Zuf, che nei suoi lavori di ricerca riesce a creare stupende fotografie che sembrano dipinti.

Originario di Taranto, classe 1980, Paolo Zuf si immerge nella fotografia da autodidatta dopo essersi trasferito nel 2007 a Milano, dove trasforma la sua passione in un lavoro e si fa notare partecipando a diverse mostre in cui si distingue in particolare per la sua serie di ritratti ispirati ai quadri di Vermeer e Caravaggio. Alcune fotografie sono studiate riproduzioni dall’effetto mozzafiato, come la splendida “Ragazza col turbante” di Vermeer (1666), opera conosciuta anche come “Ragazza con l’orecchino di perla” dopo l’uscita nel 1999 del best seller di Tracy Chevalier – diventato poi un film nel 2003 diretto da Peter Webber, con Scarlett Johansson e Colin Firth.

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Ma torniamo alla fotografia di Paolo Zuf, così ricca e intensa nel cogliere le espressioni e nel catturare la profondità dietro agli occhi dei suoi protagonisti. Dicevamo che lo studio della luce viene dai quadri di Vermeer e Caravaggio, e da qui l’uso della luce continua, del chiaro-scuro, dell’atmosfera palpabile nel pulviscolo illuminato da un raggio che entra dalla finestra.

Richiamare e rievocare la pittura del 1500 e 1700 mi da la possibilità di sognare la delicatezza e la forza di tempi lontani che oggi forse si possono vivere solo andando a cercare i vecchi artigiani nelle ormai poche botteghe.
Paolo Zuf

La serie di fotografie ispirate alla pittura di Vermeer e Caravaggio è stata creata in vari luoghi: studio, case e locali milanesi. Paolo cura personalmente lo styling dei suoi scatti, creando anche bozze di abiti drappeggiati che fa indossare ai modelli ritratti.

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Prediligo fotografare ragazze e ragazzi non professionisti o all’inizio della loro carriera, in loro c’è qualche cosa che l’esperienza cancella: la sorpresa.
Paolo Zuf

Appare fin da subito che in queste fotografie c’è qualcosa di intimo, che Paolo chiama “ritratto delle fisionomie”, e che gli permette di fotografare volti dalle sfumature sempre diverse. Durante le sessioni fotografiche il rapporto artista-modello si rafforza raccontandosi momenti di vita, indagando nel “superficiale privato”: anche da qui nasce l’ispirazione per lo scatto finale, che è una combinazione di studio pianificato ed elementi improvvisati. Proprio come in ogni grande opera d’arte.

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La produzione di Paolo Zuf è molto ampia e i suoi ritratti sono davvero comunicativi ed espressivi anche dove non si ispirano così evidentemente alla pittura del passato: vi consiglio di dare uno sguardo al suo lavoro su Flickr.

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