Wolfgang Laib in mostra a Lugano: arte, natura e ritualità

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Sono stata invitata alla presentazione della mostra di Wolfgang Laib al LAC di Lugano, Svizzera. Lugano è dietro l’angolo, in un’ora e mezza scarsa da Milano sei arrivato: ne è valsa la pena. 

Prima di parlarvi della mostra vi dò un quadro d’insieme.

L’ambiente familiare colto e aperto permette a Wolfgang Laib, sin da bambino, di avvicinarsi all’arte. La famiglia compie numerosi viaggi in Europa in Asia: Laib visita musei, monumenti, siti archeologici e di pellegrinaggio e soprattutto entra in contatto con culture e stili di vita all’antitesi con quelli occidentali.
A partire dal 1970 trascorre ogni estate nel sud dell’India, dove il padre ha dato vita a progetto di sostegno allo sviluppo: qui il contatto con lo stile di vita dei piccoli villaggi indiani lo influenza profondamente. Dagli anni ’70 si dedica interamente all’arte.

Nel corso della sua carriera ha esposto nei principali musei europei e americani e partecipato a numerose edizioni della Documenta e della Biennale. Nel 2015 ha ricevuto il Premio imperiale per la scultura – premio giapponese consegnato annualmente dalla Japan Art Association ad esponenti del mondo dell’arte di tutto il mondo in 5 categorie: pittura, scultura, architettura, musica, e film/teatro. Per farvi capire, l’evento è talmente importante da essere considerato il Premio Nobel nel campo artistico. Oggi Laib vive e lavora in un piccolo villaggio della Germania del sud e per alcuni mesi all’anno in una casa-studio nel sud dell’India.

Wolfgang Laib in mostra a Lugano: arte, natura e ritualità

C’è indubbiamente qualcosa di strano nella scena di un uomo che versa latte su una lastra perfetta di bianchissimo marmo, circondato da persone. La curiosità del gesto ti fa avvicinare e lo scetticismo ti tiene lì quel tanto che basta per rimanere ipnotizzati dal rituale: bianco su bianco, liquido su minerale, mani che si muovono come quelle di un pittore. È Wolfgang Laib, che in una rituale di circa venti minuti, dà vita a una delle sue opere più conosciute “Milkstone”.

 

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Voglio partire da qui a raccontarvi l’esperienza di questo percorso monografico, fatto di performance, installazioni, disegni, fotografie sculture. L’artista tedesco, esposto in tutto il mondo, ma sicuramente poco celebrato, si distingue nel panorama contemporaneo per essenzialità, chiarezza e profondità di pensiero.

È un’arte difficile a cui avvicinarsi, proprio per la sua apparente semplicità, ma posso assicurarvi che si tratta di un’esperienza davvero appagante. Wolfang Laib riesce a coniugare con armonia e semplicità una profonda conoscenza di culture e religioni orientali con un’altrettanto intima riflessione sulle radici del
patrimonio culturale occidentale.

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Le fotografie realizzate da Laib durante i suoi viaggi in Europa e in Asia compongono un repertorio di forme che prende nuova vita nei suoi essenziali disegni a pastello. A loro volta i motivi che popolano le opere su carta riecheggiano e si amplificano nelle sculture e installazioni che completano il percorso espositivo, secondo un principio di circolarità e ripetizione.

Mi riferisco soprattutto alle strutture in legno ricoperte da rilucente lacca birmana (Untitled, 2003) e all’imponente ziggurat (Es gibt keinen Anfang und kein Ende, 1999) in legno e cera d’api che impressiona con la sua mole e il suo intenso profumo mieloso. E ancora il polline di pino del luminoso “campo”, così effimero eppure perfetto testimone della grandiosità della natura, fino alla celebre sequenza dei Rice Meals (1983). Campo-di-polline-di-pino-Wolfgang-LAibRice-Meals-Wolfang-Laib
Una segnalazione di merito anche per il catalogo della mostra, bilingue (italiano / inglese) e arricchito da bellissime fotografie dell’allestimento di Lugano, oltre alle riproduzioni dei disegni e delle altre opere esposte e a una serie di scatti inediti realizzati nell’atelier dell’artista. Copertina bianco su bianco, come la serie di disegni il cui soggetto è possibile cogliere solo avvicinandosi a pochi centimetri di distanza.

3 settembre 2017 – 7 gennaio 2018
LAC Lugano Arte e Cultura
A cura di Marco Franciolli, direttore MASI
in collaborazione con Francesca Bernasconi, responsabile sviluppo progetti MASI

http://www.masilugano.ch/it/731/wolfgang-laib

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