The Great Sartorial Uprising: il ritorno del gilet da uomo arriva dai due fratelli under 30 fondatori di Wood’d

The Great Sartorial UprisingA inizio 2016 Stefano e Andrea Aschieri ci hanno riservato una gran sorpresa presentando a Pitti un progetto trapelato solo in parte sui social nelle settimane precedenti alla fiera: nuovo brand, ingresso ufficiale nel settore moda e come sempre una scelta di stile e personalità che dopo il debutto fiorentino non è passata inosservata anche sulla stampa internazionale. Sto parlando di The Great Sartorial Uprising, una capsule monoprodotto che ha l’intento di riportare i riflettori su un capo maschile- diciamolo, d’altri tempi – come il gilet.

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I due fratelli, già fondatori di Wood’d, con cui in pochi anni hanno conquistato una fetta non indifferente del mercato internazionale di accessori per devices tecnologici (soprattutto cover mobile in legno) grazie al design, alla qualità e alla storia dei loro prodotti, sono un fantastico esempio di creatività e imprenditorialità giovanile – e italiana.

Torniamo a The Great Sartorial Uprising. TGSU si specializza in gilet da uomo, raccontando la storia di questo capo attraverso le forme, i tessuti pregiati, la manifattura di qualità: il tutto con una vestibilità contemporanea.

Concepiti e prodotti in Italia, questi gilet mantengono un’altissima cura per il dettaglio interrogandosi sul rapporto tra moda e sartoria nel panorama contemporaneo.

La Collezione Fall-Winter 2016-2017 si ispira all’estetica rivoluzionaria del movimento della “Sartorial Renunciation”, un movimento di sperimentazione delle mode nell’Inghilterra degli anni ’60, che incarnava il pensiero di rivolta verso gli usi e i costumi dell’epoca.

Se la Sartoria Inglese ha ispirato la scelta dei tessuti, il movimento sartoriale contemporaneo Italiano ha guidato le scelte stilistiche delle costruzioni in termini di volumi, rendendoli leggermente più lunghi e morbidi. I dettagli, come le tasche, i bottoni o la paramontura rinforzata in denim, sono scelte ispirate dalla funzionalità e necessità di durevolezza delle divise militari.L’unione di questi tre mondi ha permesso a TGSU di identificare 4 modelli chiave, dove ogni gilet è il perfetto riassunto di qualità, design e alta manifattura Italiana.

Per saperne di più ho fatto qualche domanda a Stefano Aschieri.

1) Come siete passati dal mondo in legno degli accessori Wood’d all’idea di un debutto nel settore fashion?
Ammetto può sembrare un passo azzardato, ma io e Andrea l’abbiamo vissuta come un’evoluzione naturale. Anche se gran parte del valore di Wood’d è dato dalla contaminazione tra design, grafica, illustrazione e fotografia abbiamo sempre avuto una sensibilità “fashion”. Lavoriamo su collezioni, collaboriamo in continuazione con brand di moda e vendiamo principalmente in negozi di abbigliamento e department stores.
 
2) Siete entrambi under 30, il gilet è sicuramente una scelta particolare. Perchè proprio questo capo? 
È sempre stata una passione personale, e siamo ossessionati da quei prodotti classici che sembrano non tramontare mai.  E quando progettiamo lo facciamo per noi stessi. Abbiamo cercato di rendere il gilet un prodotto versatile, qualcosa che potesse essere indossato tutti i giorni con la stessa disinvoltura con cui si indossa un blazer o un cappotto. Da qui la scelta di proporre quattro design differenti: il classico con 5 bottoni e tasche a filetto, uno interamente abbottonato con il collo a camicia, uno con il collo a scialle e tasconi militari, e uno outdoor trapuntato con collo alla coreana. I retro sono tutti in denim, a rispecchiare la nostra passione per l’heritage e il workwear.
 
3) Chi (e dove) potrebbe indossare TGSU? Voi li indossate (siate sinceri)?
Certo che sì! Abbiamo investito tantissimo tempo nel disegnare un gilet senza pretese, da utilizzare in layering sotto una giacca in denim o con un dolcevita. Abbiamo fatto di TGSU il nostro inno di battaglia contro una moda sempre più veloce con prodotti di qualità mediocre. Ci piace l’idea che chi compri i nostri prodotti ne apprezzi la qualità delle lane, la contemporaneità delle forme leggermente più lunghe rispetto al classico sartoriale, la contrapposizione tra tessuti ricreativi e classici. Vorremmo che questo venga fatto con i prodotti con cui interagiamo quotidianamente, sia un capo di abbigliamento o la cover che protegge il nostro iPhone.
The Great Sartorial Uprising
 
4) Il ritorno dei gilet sugli uomini, anche giovani, è molto accattivante. Ma vorrei anche una versione femminile, c’è qualche possibilità?
Interessante! Ci è balenato per la testa di disegnare un prodotto unisex, ma con il sartoriale non si scherza!
 
5)  In un mercato sovraccarico come quello attuale il monoprodotto può essere una strategia premiante. Siamo curiosi: è solo l’inizio?
Il monoprodotto è vincente perché i buyer sono spaventati da brand giovani con enormi collezioni, rappresentano un investimento troppo importante e a volte rischioso. Strategicamente preferiamo non aggiungere altro, il gilet è un prodotto dalle infinite sfaccettature e certo non rappresenta un limite per noi.
 
Grazie Stefano e un saluto anche ad Andrea!

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